In questa pagina troveranno posto brevi e semplici storie che prendono spunto da incontri passati o presenti dei quali ho colto come delle istantanee...o storie tratte da una qualche realtà immaginata che di reale ha solo l'emozione che ne è derivata scrivendole.

Lasciando libera la fantasia o l'immaginazione potranno dire qualcosa di noi...o forse no...

Storie

sab

21

lug

2018

Buona Fortuna

La chiamo più volte: “La signora Vyzovova! … signora Vyzovova!” (il nome è di fantasia) ma tra le persone in attesa nella stanza nessuna risponde, vado nell’altra stanza e la chiamo ma niente. Non avendo una sua foto non riuscivo nemmeno a cercarla tra i visi delle persone che erano lì in attesa (di solito c’è una foto dell’utente nella tessera, ma erano anni che la signora non veniva più e non aveva più la tessera). Ritorno nella stanza la chiamo ancora, finalmente sente il suo nome e con molta lentezza distoglie lo sguardo dal telefonino e dalle chiacchiere con un altro tizio seduto vicino a lei e mi risponde.

 

“Signora ma non mi aveva sentito prima che l’ho chiamata più volte?” – “No non l’ho sentita!” mi risponde. “Eppure l’ho chiamata più volte…venga si accomodi”. Con fare molto lento si alza e si mette a sedere di fronte a me. Ha sulla sessantina, bionda, aria stanca ma dignitosa, viene dall’Ucraina ma il suo cognome tradisce la provenienza.

 

“Come va?” le chiedo. “Insomma, non tanto bene” – risponde. Iniziamo il nostro colloquio e le faccio notare che da molti anni non veniva più a rinnovare la tessera per i servizi dell’organizzazione umanitaria e lei mi risponde che erano successe tante cose da quel periodo in poi.

 

“Da quanto tempo non lavora?”

 

“Da circa 2 anni. Ho lavorato per un anno e mezzo per un signore che era cieco e malato di mente, era cattivo e lo curavano con medicine per la testa. Questo era violento e tante volte mi ha detto male parole e picchiata!”. 

 

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mer

09

mag

2018

L'Aspreta

"Vagando tra le colline dell’Umbria il mio sguardo è improvvisamente catturato da due colonne di mattoni dalla splendida architettura – “Ferma la macchina! Ferma ferma!” chiesi  a M.

 

Mi ritrovai così al cospetto di una specie di visione onirica.

 

Un lungo viale di sassi bianchi, ai lati cipressi altissimi, sul fondo il viale sale quasi in verticale, al culmine una villa dalle semplici ma eleganti fattezze. E’ stato così che l’Aspreta mi catturò. Fu irresistibile il desiderio di farne un veloce acquarello.

 

Per poter avere una vista discreta dovetti stare in una specie di spartitraffico in mezzo allo sfrecciare di auto indifferenti a quella bellezza ed in quello stato di divertente precarietà le colonne con le loro volute e complessità mi sfidavano. Le studio, inizio a tracciare qualche linea ma capisco subito che sarebbe stato necessario accontentarsi di un risultato mediocre, ed accettai la sfida con divertimento.

 

(Varcare una soglia così imponente, decidere di farlo, porta a percorrere poi una strada che subito sembra facile, piacevole, ombreggiata, ai lati i cipressi silenziosi ed elegantemente inclini al vento, come fiamme verso il cielo, ricordano che elevarsi è possibile pur mantenendo i piedi ben radicati. Poi ad un certo punto però la strada sale, si impenna, la fatica aumenta. Quella strada sassosa ricorda che per arrivare alla “casa” c’è da sudare, c’è da stringere i denti. La casa è semplice, lineare, elegante, senza fronzoli, tutti lasciati per strada ai piedi dei cipressi.)"

 

V.

mer

09

mag

2018

F

“…la morta era tenuta in vita da un marchingegno elettrico e sembrava viva, poteva anche parlare.

Gli esperti dichiararono che non poteva essere viva perché non riusciva a pronunciare la lettera “F”, era solo un cadavere tenuto in vita artificialmente dal suo assassino.

 

Si, la morta non riusciva a dire:

Felicità, Fantasia, Forza … ma anche …

Furore, Ferita, Fanculo, Ferocia, Fottiti! … non riusciva a dire …

Facile, Finale, Futuro, Freschezza, Fare!...Fuoco, Follia, Fecondità!!!…

 

La morta era ormai morta … non c’era più nulla da fare...

mentre la vita voleva dire la lettera “F”!”

 

V.

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mer

09

mag

2018

Girotondo

Come si fa ad uscire presto da un dolore?" chiesi poi alla Grande Madre.

"Non puoi piccola mia - disse - Il dolore non ha il tempo che vorremmo noi, il dolore chiede di essere attraversato ed ha bisogno di un tempo, il suo tempo.

E mentre passi attraverso di esso puoi scoprire che volto ha, a cosa assomiglia, a quale paura o rabbia antica sta dando corpo oggi. C'è una bambina in te che ha bisogno di essere ascoltata accolta coccolata capita lasciata urlare piangere battere i piedi ... forse non gli è stato mai concesso...lasciaglielo fare adesso mentre attraversi il territorio del tuo dolore."

"Sì, ma è così difficile, a volte mi sento come se avessi un macigno sul cuore, è come se la vita non avesse più colori e tutto fosse spento" le dissi.

"Abbracciami forte piccola mia, prendi un po della mia forza, e poi volgiti e abbraccia la bambina che è in te e promettile che la capirai sempre anche nei momenti suoi più bui, ti vuole parlare e tu allora ascoltala perché ciò che ti deve dire è qualcosa di speciale ed è solo per te. C'è sempre un mistero da svelare dietro ad un dolore e lo scoprirai all'improvviso senza sforzo.

E poi sai cosa devi fare?"

"No che cosa?"

"Voltati e immagina di vedere te bambina, prendetevi per mano e fate un girotondo da far girar la testa e scoppiate a ridere ridere ridere!!!"

 

V.

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lun

12

giu

2017

Le nubi e i serpenti

Quando le nubi si addensano, quando i draghi cominciano ad aggirarsi feroci nella mente, fa paura. Passare ore in silenzio e solitudine è come vivere una forte mareggiata interiore e poi osservare ciò che è stato ributtato nella spiaggia: dolori che sono risaliti fino a riva e che ancora non hanno una forma riconoscibile, pezzi di emozioni amare che non capisci da dove sono arrivate, rottami di anima che fanno rabbia o pietà a guardarli. In quel vagare tra smarrimento e macerie interiori diventa difficile stare con se stessi, si vorrebbe scappare o ci vorrebbe qualcuno che ti stesse al fianco e che stringendoti ti consolasse, un po’ come fanno alcuni genitori con i loro bimbi quando si svegliano da un brutto incubo di notte o sono in preda a paure inspiegabili.

 

Sono in un posto bellissimo da due giorni, e da due giorni mi godo un po’ di solitudine. Ci sono incontri inaspettati con persone prima sconosciute, che donano gioia ma allo stesso tempo rimescolano un  po’ dentro e fanno risvegliare fantasmi ed oggi più di altri giorni sono in loro preda. Che faccio ? Lascio che mi torturino  o cerco di dirgliene quattro ? Decido di non dargliela vinta e non avendo il riparo delle braccia di qualcuno scelgo di fare una passeggiata nella natura verso un luogo nel quale da 2 giorni medito di andare.

In alto nella collina di fronte a questo hotel sorge una piccola pieve, una chiesetta dalle fattezze romaniche che da due giorni mi fa l’occhietto da lassù e mi dice con il ditino: vieni un po’ ?  Oggi penso sia il momento giusto per andarci. Fa molto caldo ma per fortuna c’è un bel venticello asciutto e nonostante mi aspetti una bella salita mi dico che posso farcela. Prima di partire mi faccio aiutare da Google Maps, trovo il tetto della chiesetta e seguo tutto il percorso per arrivarci ma la strada ad un certo punto si interrompe e capisco che quando arriverò all'abitato sotto la chiesetta dovrò inventarmi la strada o chiedere indicazioni.

 

Partire per un cammino è  sempre un misto tra pianificazione ed improvvisazione, qualcosa te lo puoi immaginare ma ci sono momenti nei quali è necessario accettare di stare nel dubbio di non saper bene la strada o di poterla anche perdere.

 

Inizio il mio cammino in salita. Il caldo si fa sentire ed il fiato si fa corto…

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gio

27

apr

2017

Il Tappeto Volante

25 Aprile 2017

 

 

Decidiamo di passare il 25 aprile al mare, ad Ostia, nel nostro solito posto. Passeggiata, lettura e magari un pranzetto. Raggiungiamo il lungo mare dal centro. E ora? Andiamo verso destra o verso sinistra?

Scegliere una direzione o l’altra lo si fa a caso, non gli si da molta importanza, ma la scelta della direzione è sempre una scelta che ha in sé il seme di quel nuovo pezzo di vita che andrà in quel solco ben preciso e non in un altro.

Andiamo verso sinistra.

Arriviamo al molo che si protende sul mare, una lunga striscia di cemento armato che se percorsa tutta ti porta ad una rotonda che è costruita molto fuori dalla riva e che ti da l'impressione di essere proprio in mezzo al mare. Cominciamo a percorrerla. Tantissima gente aveva deciso di godersi un po’ di sole e di vento, e affolla quel luogo amaramente suggestivo, e noi tra loro. Siamo attratti da un manipolo di persone che guarda dalla balaustra in cemento sulla nostra destra.

 

27 Aprile 2017

 

Dopo una pausa di 2 settimane ritorno al mio impegno al Centro di Ascolto. Ogni volta è come aprire un libro nuovo che so già mi scuoterà l’anima da una qualche parte nuova, cogliendomi, come sempre, mai preparata abbastanza. Confido solo in poche cose: la curiosità dell’incontro, la speranza di uno scambio che sia utile, che dia un po’ di coraggio o che offra almeno la possibilità di uno spazio dove depositare po’ di amarezza, rabbia, paura... il resto è improvvisazione e quel che accade accade.

 

Amal è il 4 colloquio della mattinata.

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ven

07

apr

2017

Luci e ombre del Chiostro del Bramante

Mi concedo di tanto in tanto un  momento di solitudine in questo luogo magico proprio nel centro di Roma e nel quale, come per incanto, ci si riesce a separare dal rumore e dalla folla di turisti che da Castel Sant’Angelo vanno verso Piazza Navona.

Varcata la soglia di uno dei due ingressi si entra in uno spazio che nonostante sia stato riadattato a scopi meno mistici, conserva ancora quel nonsoché di spirituale e sacro: due ordini di colonnati sovrapposti che danno riparo a due chiostri.

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mer

01

feb

2017

Candelora, la luce che ci fa ritrovare

Siamo al 2 Febbraio, festa che la chiesa cattolica ricorda come la presentazione del Signore ma che ancora più popolarmente è conosciuta con il nome di Candelora. Siamo al culmine dell’inverno ma già la primavera comincia a dare i suoi primi flebili segnali, almeno qui in Capitale oggi il clima era nuovamente un pochino più mite. La festa della Candelora ha origini antichissime, si narra che qui a Roma già dal V secolo si benedicessero le candele, ed accendendole le donne organizzassero lunghe processioni per la città allo scopo di purificare tutti gli elementi conflittuali che si erano accumulati, ma aveva ancora più anticamente il significato di riportare la pace.

 

Cerimonie del genere si tenevano anche per commemorare il ratto di Proserpina (per i Greci Core) compiuto dal dio degli inferi, Plutone (i Romani lo chiamavano anche Februus). La madre Cerere (per i Greci Demetra) cerca per tutta la notte la figlia con una fiaccola accesa ed il giorno dopo in preda ad una grande afflizione va da Giove a lamentare la scomparsa della figlia e questi propone un compromesso stabilendo che dal 1° Novembre al 2 febbraio Proserpina sarebbe rimasta nel regno degli inferi, per poi tornare in superficie e benedire e fecondare i campi, dando origine al cambio delle stagioni...

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mar

20

set

2016

Una tazza di latte caldo

E’ notte fonda nella stanza di questo ospedale. A tratti nessun rumore ed anche lei, dopo aver molto sofferto in queste ore, sta finalmente riposando. Le emozioni, così come l’aria di questo momento si fanno più rarefatte tanto che non riesco quasi a distinguerle nitidamente. Mi sento stranamente serena e mi chiedo come sia possibile. Strani mostri si addensano sulla mia testa. Questa serenità forse è figlia di una forma di distacco e mi chiedo imbarazzata che significa. Mi dico che forse è un sano distacco che mi sta proteggendo da una massa di dolore immenso che non riuscirei a sopportare se arrivasse alla mia coscienza così com'è, e sento che quello che sto vivendo è un passaggio importante sia per me che per lei. La vita a volte è come se ti capovolgesse e ti costringesse a vedere da una prospettiva dura e cattiva, senza pietà, una prospettiva dalla quale non si è mai preparati a guardare e che ci trova fragili e già sconfitti. Tutto da risalire, tutto da inventare senza libretto di istruzioni e senza possibilità di scampo. Un'assurda geografia sconosciuta e malvagia che solo se accettata e abbracciata porta in se il dono postumo del senso. 

In balia di questi pensieri mi abbandono alla notte.

 

La notte è come una culla, un ventre che ti avvolge e ti fa stare con te in una sorta di strana intimità. Ore di silenzio spezzate dall'urlo straziante di un anziano che sta qualche stanza più in là. Il cicalio asincrono delle chiamate di assistenza. Tutto si fa ricerca, esplorazione, tutto si fa contatto intimo con qualcosa di me che non conosco e che sto sperimentando.

Non riesco a dormire...

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ven

29

lug

2016

Onde...diario di un giorno di mare

Guardare il mare racchiude in se un’esperienza sempre diversa e profonda. Oggi a Terracina il mare è agitato, onde alte che si rotolano, si arruffano e si infrangono su scogli e spiaggia.

Oggi è uno di quei giorni nei quali si può dire che il mare è un po’ “nervoso”.                

Il mare è la metafora della nostra dimensione interiore ed esistenziale, fatta di mutevolezza, di giorni placidi e trasparenti nei quali si può quasi vedere il fondo e percepire come un senso di pace e gioia, e giorni turbolenti, agitati nei quali si fa fatica  a stare a galla, e ci si sente quasi risucchiati, tirati giù dal vortice delle paure e dei risentimenti. Quelle onde della vita ci schiaffeggiano e si beffano della mente che vuole controllare tutto, ogni gesto così diviene faticoso ed assume l’immagine di quell'agitarsi in noi, e più opponiamo resistenza e più veniamo schiaffeggiati e risucchiati.

Stremati e frustrati a volte riusciamo a capire  che l’unica possibilità è abbandonarsi ad esse, lasciandoci quindi travolgere senza opporre più resistenza.

 

Ci sono parti di noi simili alle rocce, sulle quali le onde di infrangono e non riescono a scalfire, modificare, distruggere...parti profonde, cristallizzate.

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sab

14

mag

2016

Frastuono di Vita

 

Ho partecipato ad una delle Conversazioni del venerdì che il "Centro Studi di Psicologia e Letteratura fondato da Aldo Carotenuto" tiene da molti anni qui a Roma e che seguo da tutto il tempo nel quale vivo qui. Il titolo della conversazione era : “Il soffio dell’anima: tra religione e spiritualità”. Le relatrici con incedere cauto ed emozionato ci hanno accompagnato nella difficile diatriba che mette in relazione il senso che hanno avuto nelle culture e nella psiche universale le religioni e di come queste abbiano o meno influenzato o alimentato la nostra terza dimensione esistenziale, e cioè quella “spirituale”. Un excursus a tratti complesso ed a tratti profondo che mi ha fatto ritornare alla mente le mie personali esperienze, diciamo al limite tra trascendente e spirituale o magari solo frutto della mia fervida fantasia…sì perché nella mia semplice esperienza di perenne principiante stregona che tenta di accedere a questa dimensione non posso certo dire di aver capito o di avere le basi teoriche di riferimento, ma solo esperienze che a vario modo hanno messo in contatto la mia anima con qualcosa che fatico a spiegare a parole. Ed ecco che dopo il racconto di “Di vento e di mare” racconterò un altro momento della mia vita nel quale penso di aver provato qualcosa di vicino all’esperienza estatica spirituale, di contatto con una dimensione altra che potrebbe essere vicina alla dimensione divina.

 

Era la fine dell’ottobre 2015. Due amici abruzzesi ci invitano per un week end nella loro casa abruzzese. Lo scopo era di portarci a spasso nei loro luoghi e farci conoscere un pezzo di terra italiana che noi (io e Massimo) poco conoscevamo. Tengo a precisare che questi due amici sono amici un po' speciali, sono persone con le quali spesso ci intratteniamo in discorsi legati alla religione e alla dimensione spirituale, due persone di grande e profonda esperienza spirituale maturata nel tempo su diverse strade e con diversi Maestri che li hanno portati a sviluppare un loro personale rapporto con l’”Infinito Altro”.

 

Dopo questa breve e dovuta premessa ritorno al racconto.

Era il giorno della gita a Campo Imperatore. Da più persone avevo sentito parlare di quel luogo da molti chiamato il “piccolo Tibet”. Avevo visto molte foto ed ero veramente curiosa di andarci anch’io.

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gio

21

apr

2016

Ho disegnato una farfalla che ride

 

Mi chiamo A. e…e…e voglio dire che ci sono giorni nei quali mi sento come annebbiata, non riesco a mettere a fuoco i desideri, i miei pensieri sono lenti, lontani, opachi come nuvole sospese….sì ci sono giorni nei quali è come se mi sentissi fuori posto, e come se sentissi di non appartenere a questo mondo, tutto mi sembra difficile, e tutti mi sembrano così bravi così svegli così capaci di parlare bene, ed io non so cosa dire…ci sono giorni nei quali mi sento come risucchiata in basso, dico no a quella cosa che non so cos’è ma che sento che sale e che mi vuole prendere, ed io cerco di scappare, e più voglio scappare e più questa mi vuole prendere. Ci sono giorni nei quali mi sento come anestetizzata, è come se non sentissi più niente e niente avesse più senso.

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gio

05

nov

2015

Un incontro tra i tanti in un giorno di ascolto

Arriva con uno sguardo spento triste. Con lei ha il suo bambino di 13 mesi. Si siede davanti a me ed iniziamo a parlare in italiano, fa fatica e mi chiede di parlare in inglese. Mi racconta che è riuscita da poco ad inserire il suo bambino in un nido e che ha ricominciato a frequentare la scuola di italiano che aveva interrotto appena prima di partorire. E’ arrivata dal mare con il suo bambino in grembo e con il compagno che ha sposato appena dopo la nascita del piccolo. Vivono in tre in una stanza mentre ha lasciato altri due bambini in Niger che non vede da un anno. Mi chiede di poter accedere alla farmacia gratuita del centro presso il quale sono volontaria cerco di capire come mai non possa averli gratuitamente perché dovrebbe avere il Permesso di soggiorno, allora mi mostra un documento  che dichiara il diniego della sua domanda di asilo. Dopo il diniego c’è l’espulsione in 30 giorni e nessuna tessera sanitaria. Il bambino ha dei sintomi di raffreddamento e lei ha bisogno di medicine.

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ven

28

ago

2015

Settembre il tempo di Mabon



Settembre

Nel mese del Passaggio

nel difficile varco fra i mondi

l'augurio di custodire

mentre il buio avanza

la memoria della luce ...”

R. Carotti



Con Settembre arriva l'Equinozio d'Autunno, Mabon1, la prima delle Festività del semestre oscuro. Dopo aver sacrificato la propria essenza vitale alla Madre Terra, il Dio si trova ora alle soglie degli Inferi diventando il simbolo del passaggio dalla vita alla morte.

Sacrificandosi in lei, egli impregna il suo grembo della propria essenza e si trattiene dentro di lei come promessa, poiché egli è la vita.


Nell'antica tradizione, durante questo periodo di "incubazione" il Dio viene chiamato Mabon - figlio della Madre - dall'autunno sino alla Dodicesima Notte, ovvero il 6 di Gennaio.


La luce di Mabon è stata portata nel mondo, raccogliendo la forza e la saggezza, in maniera tale da trasformarsi in un nuovo seme.

In questo senso, Mabon è il principio maschile fertilizzante intimamente legato alla Grande Madre Modron (dea della Terra) e con essa genera la vita e la prosperità.


1Mabon ( " Grande Figlio " ) è un Dio gallese. Era un grande cacciatore con un agile cavallo e uno splendido cane da caccia. Probabilmente è la mitologizzazione di un grande condottiero del tempo. Mabon fu rapito dalla madre, Modron ( Grande Madre ), quando aveva solo tre giorni, ma fu salvato da Re Artù ( altre leggende raccontano che fu salvato da un gufo, un aquila ed un salmone ). Però durante questo tempo, Mabon ha vissuto, prigioniero felice, nel mondo magico di Modron -- il suo grembo. Grazie a ciò egli può rinascere.


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ven

29

mag

2015

Ad un km da via Battistini ...2 giorni dopo

Oggi ho assistito ad una scena che mi ha sconcertata.
Stavo tornando a casa a piedi, oggi era bello ed ho deciso di farmi una lunga passeggiata ed evitare i mezzi.
Un gruppo di persone ferme ad una palina del bus ed un ragazzo sui 20 che urla ed inveisce contro un uomo sui 40-50 che lo guarda con sguardo attonito. L'uomo è appoggiato al muro di un negozio. Questo ragazzo continua ad insultarlo in tutte le maniere.
Intuisco che l'uomo dovrebbe essere dell'est e che il ragaz...zo ce l'ha con lui con un motto di rabbia razzista feroce. L'uomo resta immobile e si fa insultare, il ragazzo allora aumenta la violenza delle parole. Ce l'ha con lui perché chiede l'elemosina alle vecchiette. Ad un certo punto il ragazzo se ne va, poi si ferma torna indietro e sputa in faccia all'uomo. A quel punto un paio di altri signori si avvicinano e portano via il ragazzo ed uno rimane a parlare con l'uomo......
 

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ven

07

apr

2017

Luci e ombre del Chiostro del Bramante

Mi concedo di tanto in tanto un  momento di solitudine in questo luogo magico proprio nel centro di Roma e nel quale, come per incanto, ci si riesce a separare dal rumore e dalla folla di turisti che da Castel Sant’Angelo vanno verso Piazza Navona.

Varcata la soglia di uno dei due ingressi si entra in uno spazio che nonostante sia stato riadattato a scopi meno mistici, conserva ancora quel nonsoché di spirituale e sacro: due ordini di colonnati sovrapposti che danno riparo a due chiostri.

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mer

01

feb

2017

Candelora, la luce che ci fa ritrovare

Siamo al 2 Febbraio, festa che la chiesa cattolica ricorda come la presentazione del Signore ma che ancora più popolarmente è conosciuta con il nome di Candelora. Siamo al culmine dell’inverno ma già la primavera comincia a dare i suoi primi flebili segnali, almeno qui in Capitale oggi il clima era nuovamente un pochino più mite. La festa della Candelora ha origini antichissime, si narra che qui a Roma già dal V secolo si benedicessero le candele, ed accendendole le donne organizzassero lunghe processioni per la città allo scopo di purificare tutti gli elementi conflittuali che si erano accumulati, ma aveva ancora più anticamente il significato di riportare la pace.

 

Cerimonie del genere si tenevano anche per commemorare il ratto di Proserpina (per i Greci Core) compiuto dal dio degli inferi, Plutone (i Romani lo chiamavano anche Februus). La madre Cerere (per i Greci Demetra) cerca per tutta la notte la figlia con una fiaccola accesa ed il giorno dopo in preda ad una grande afflizione va da Giove a lamentare la scomparsa della figlia e questi propone un compromesso stabilendo che dal 1° Novembre al 2 febbraio Proserpina sarebbe rimasta nel regno degli inferi, per poi tornare in superficie e benedire e fecondare i campi, dando origine al cambio delle stagioni...

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mar

20

set

2016

Una tazza di latte caldo

E’ notte fonda nella stanza di questo ospedale. A tratti nessun rumore ed anche lei, dopo aver molto sofferto in queste ore, sta finalmente riposando. Le emozioni, così come l’aria di questo momento si fanno più rarefatte tanto che non riesco quasi a distinguerle nitidamente. Mi sento stranamente serena e mi chiedo come sia possibile. Strani mostri si addensano sulla mia testa. Questa serenità forse è figlia di una forma di distacco e mi chiedo imbarazzata che significa. Mi dico che forse è un sano distacco che mi sta proteggendo da una massa di dolore immenso che non riuscirei a sopportare se arrivasse alla mia coscienza così com'è, e sento che quello che sto vivendo è un passaggio importante sia per me che per lei. La vita a volte è come se ti capovolgesse e ti costringesse a vedere da una prospettiva dura e cattiva, senza pietà, una prospettiva dalla quale non si è mai preparati a guardare e che ci trova fragili e già sconfitti. Tutto da risalire, tutto da inventare senza libretto di istruzioni e senza possibilità di scampo. Un'assurda geografia sconosciuta e malvagia che solo se accettata e abbracciata porta in se il dono postumo del senso. 

In balia di questi pensieri mi abbandono alla notte.

 

La notte è come una culla, un ventre che ti avvolge e ti fa stare con te in una sorta di strana intimità. Ore di silenzio spezzate dall'urlo straziante di un anziano che sta qualche stanza più in là. Il cicalio asincrono delle chiamate di assistenza. Tutto si fa ricerca, esplorazione, tutto si fa contatto intimo con qualcosa di me che non conosco e che sto sperimentando.

Non riesco a dormire...

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ven

29

lug

2016

Onde...diario di un giorno di mare

Guardare il mare racchiude in se un’esperienza sempre diversa e profonda. Oggi a Terracina il mare è agitato, onde alte che si rotolano, si arruffano e si infrangono su scogli e spiaggia.

Oggi è uno di quei giorni nei quali si può dire che il mare è un po’ “nervoso”.                

Il mare è la metafora della nostra dimensione interiore ed esistenziale, fatta di mutevolezza, di giorni placidi e trasparenti nei quali si può quasi vedere il fondo e percepire come un senso di pace e gioia, e giorni turbolenti, agitati nei quali si fa fatica  a stare a galla, e ci si sente quasi risucchiati, tirati giù dal vortice delle paure e dei risentimenti. Quelle onde della vita ci schiaffeggiano e si beffano della mente che vuole controllare tutto, ogni gesto così diviene faticoso ed assume l’immagine di quell'agitarsi in noi, e più opponiamo resistenza e più veniamo schiaffeggiati e risucchiati.

Stremati e frustrati a volte riusciamo a capire  che l’unica possibilità è abbandonarsi ad esse, lasciandoci quindi travolgere senza opporre più resistenza.

 

Ci sono parti di noi simili alle rocce, sulle quali le onde di infrangono e non riescono a scalfire, modificare, distruggere...parti profonde, cristallizzate.

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sab

14

mag

2016

Frastuono di Vita

 

Ho partecipato ad una delle Conversazioni del venerdì che il "Centro Studi di Psicologia e Letteratura fondato da Aldo Carotenuto" tiene da molti anni qui a Roma e che seguo da tutto il tempo nel quale vivo qui. Il titolo della conversazione era : “Il soffio dell’anima: tra religione e spiritualità”. Le relatrici con incedere cauto ed emozionato ci hanno accompagnato nella difficile diatriba che mette in relazione il senso che hanno avuto nelle culture e nella psiche universale le religioni e di come queste abbiano o meno influenzato o alimentato la nostra terza dimensione esistenziale, e cioè quella “spirituale”. Un excursus a tratti complesso ed a tratti profondo che mi ha fatto ritornare alla mente le mie personali esperienze, diciamo al limite tra trascendente e spirituale o magari solo frutto della mia fervida fantasia…sì perché nella mia semplice esperienza di perenne principiante stregona che tenta di accedere a questa dimensione non posso certo dire di aver capito o di avere le basi teoriche di riferimento, ma solo esperienze che a vario modo hanno messo in contatto la mia anima con qualcosa che fatico a spiegare a parole. Ed ecco che dopo il racconto di “Di vento e di mare” racconterò un altro momento della mia vita nel quale penso di aver provato qualcosa di vicino all’esperienza estatica spirituale, di contatto con una dimensione altra che potrebbe essere vicina alla dimensione divina.

 

Era la fine dell’ottobre 2015. Due amici abruzzesi ci invitano per un week end nella loro casa abruzzese. Lo scopo era di portarci a spasso nei loro luoghi e farci conoscere un pezzo di terra italiana che noi (io e Massimo) poco conoscevamo. Tengo a precisare che questi due amici sono amici un po' speciali, sono persone con le quali spesso ci intratteniamo in discorsi legati alla religione e alla dimensione spirituale, due persone di grande e profonda esperienza spirituale maturata nel tempo su diverse strade e con diversi Maestri che li hanno portati a sviluppare un loro personale rapporto con l’”Infinito Altro”.

 

Dopo questa breve e dovuta premessa ritorno al racconto.

Era il giorno della gita a Campo Imperatore. Da più persone avevo sentito parlare di quel luogo da molti chiamato il “piccolo Tibet”. Avevo visto molte foto ed ero veramente curiosa di andarci anch’io.

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gio

21

apr

2016

Ho disegnato una farfalla che ride

 

Mi chiamo A. e…e…e voglio dire che ci sono giorni nei quali mi sento come annebbiata, non riesco a mettere a fuoco i desideri, i miei pensieri sono lenti, lontani, opachi come nuvole sospese….sì ci sono giorni nei quali è come se mi sentissi fuori posto, e come se sentissi di non appartenere a questo mondo, tutto mi sembra difficile, e tutti mi sembrano così bravi così svegli così capaci di parlare bene, ed io non so cosa dire…ci sono giorni nei quali mi sento come risucchiata in basso, dico no a quella cosa che non so cos’è ma che sento che sale e che mi vuole prendere, ed io cerco di scappare, e più voglio scappare e più questa mi vuole prendere. Ci sono giorni nei quali mi sento come anestetizzata, è come se non sentissi più niente e niente avesse più senso.

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gio

05

nov

2015

Un incontro tra i tanti in un giorno di ascolto

Arriva con uno sguardo spento triste. Con lei ha il suo bambino di 13 mesi. Si siede davanti a me ed iniziamo a parlare in italiano, fa fatica e mi chiede di parlare in inglese. Mi racconta che è riuscita da poco ad inserire il suo bambino in un nido e che ha ricominciato a frequentare la scuola di italiano che aveva interrotto appena prima di partorire. E’ arrivata dal mare con il suo bambino in grembo e con il compagno che ha sposato appena dopo la nascita del piccolo. Vivono in tre in una stanza mentre ha lasciato altri due bambini in Niger che non vede da un anno. Mi chiede di poter accedere alla farmacia gratuita del centro presso il quale sono volontaria cerco di capire come mai non possa averli gratuitamente perché dovrebbe avere il Permesso di soggiorno, allora mi mostra un documento  che dichiara il diniego della sua domanda di asilo. Dopo il diniego c’è l’espulsione in 30 giorni e nessuna tessera sanitaria. Il bambino ha dei sintomi di raffreddamento e lei ha bisogno di medicine.

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ven

28

ago

2015

Settembre il tempo di Mabon



Settembre

Nel mese del Passaggio

nel difficile varco fra i mondi

l'augurio di custodire

mentre il buio avanza

la memoria della luce ...”

R. Carotti



Con Settembre arriva l'Equinozio d'Autunno, Mabon1, la prima delle Festività del semestre oscuro. Dopo aver sacrificato la propria essenza vitale alla Madre Terra, il Dio si trova ora alle soglie degli Inferi diventando il simbolo del passaggio dalla vita alla morte.

Sacrificandosi in lei, egli impregna il suo grembo della propria essenza e si trattiene dentro di lei come promessa, poiché egli è la vita.


Nell'antica tradizione, durante questo periodo di "incubazione" il Dio viene chiamato Mabon - figlio della Madre - dall'autunno sino alla Dodicesima Notte, ovvero il 6 di Gennaio.


La luce di Mabon è stata portata nel mondo, raccogliendo la forza e la saggezza, in maniera tale da trasformarsi in un nuovo seme.

In questo senso, Mabon è il principio maschile fertilizzante intimamente legato alla Grande Madre Modron (dea della Terra) e con essa genera la vita e la prosperità.


1Mabon ( " Grande Figlio " ) è un Dio gallese. Era un grande cacciatore con un agile cavallo e uno splendido cane da caccia. Probabilmente è la mitologizzazione di un grande condottiero del tempo. Mabon fu rapito dalla madre, Modron ( Grande Madre ), quando aveva solo tre giorni, ma fu salvato da Re Artù ( altre leggende raccontano che fu salvato da un gufo, un aquila ed un salmone ). Però durante questo tempo, Mabon ha vissuto, prigioniero felice, nel mondo magico di Modron -- il suo grembo. Grazie a ciò egli può rinascere.


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ven

29

mag

2015

Ad un km da via Battistini ...2 giorni dopo

Oggi ho assistito ad una scena che mi ha sconcertata.
Stavo tornando a casa a piedi, oggi era bello ed ho deciso di farmi una lunga passeggiata ed evitare i mezzi.
Un gruppo di persone ferme ad una palina del bus ed un ragazzo sui 20 che urla ed inveisce contro un uomo sui 40-50 che lo guarda con sguardo attonito. L'uomo è appoggiato al muro di un negozio. Questo ragazzo continua ad insultarlo in tutte le maniere.
Intuisco che l'uomo dovrebbe essere dell'est e che il ragaz...zo ce l'ha con lui con un motto di rabbia razzista feroce. L'uomo resta immobile e si fa insultare, il ragazzo allora aumenta la violenza delle parole. Ce l'ha con lui perché chiede l'elemosina alle vecchiette. Ad un certo punto il ragazzo se ne va, poi si ferma torna indietro e sputa in faccia all'uomo. A quel punto un paio di altri signori si avvicinano e portano via il ragazzo ed uno rimane a parlare con l'uomo......
 

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mar

12

mag

2015

Ri-nascere di Maggio

Il mese di Maggio risveglia più di ogni altro il senso della natura che rinasce a se stessa. E' vero che le gemme si vedono già da febbraio ma il vero tripudio della potenza della rinascita primaverile nei profumi e nei fiori è a Maggio.

Questo è uno dei motivi per i quali ho pensato di dedicare questo editoriale ad un concetto così ampio e profondo che abbraccia molti aspetti della nostra esistenza: “nascere e rinascere”.

Come donne abbiamo il compito biologico di “dare alla luce”, di illuminare dando alla luce un nuovo essere, “facendo nascere” facendo incarnare un'anima. Un mistero immenso di cui solo noi donne siamo custodi.

Ma come esseri umani (donne e uomini) cosa significa rinascere?

Mi sono chiesta cosa significhi questo nella vita di tutti i giorni e in senso più largo nella nostra esistenza.

Siamo capaci di rinascere a noi stessi? E cosa significa davvero: rinascere a se stessi? Cosa significa rinascere?


Ho preso a prestito il titolo di un bellissimo romanzo biografico scritto dal Prof. Mario Papadia (psicoterapeuta e counselor di Roma) “Ricordati di rinascere” - Armando Editore, nel quale lui si narra e narra tra le sue vicende esistenziali, le esperienze e le volte nelle quali ha sperimentato o volutamente stimolato la rinascita a se stesso ma solo alla fine del racconto parlerà di quell'unica volta nella quale si è sentiro rinascere e fu in un momento ben preciso. Si trovava nella Liberty Island di New York, isola nella quale si trova la statua della Libertà, quando una gabbiana volandogli sulla testa gli ruba la colazione. La gabbiana è animale di fantasia e di scienza assieme, basti pensare alla metafora del Gabbiano Jonathan Livingston e scrive : “Ho avuto bisogno di un'intera città, la prima città del mondo, per uscire dallo stato d'animo in cui mi trovavo. Mi sono abbandonato ad un paradosso. Avevo sempre cercato me stesso nell'interno del mio cuore fino al punto di partorire con il travaglio del cuore. Invece ora mi sono immerso in un mondo complesso attraverso il rumore e il pulsare di molteplici segnali che affermano la libertà della coscienza, il non porsi confini, la fiducia nelle possibilità creative dello slancio vitale. Ho rovesciato la mia logica. Invece di partorire con il cuore, seguendo l'antica maledizione di partorire con dolore, ho fatto sì che il cuore fosse partorito dal battito di tante ali e in loro si sciogliesse.”

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mar

28

apr

2015

Uno spiraglio di luce...

Ci sono giorni nei quali mi alzo triste, vuota, tante cose mi frullano per la testa e non riesco a collegarle tra loro, un senso di nulla e di incompletezza..ma ci sto.
Apro svogliatamente il portatile e mi metto a lavorare a qualcosa che aspetta da tempo di essere fatto, ma vedo che non faccio grandi progressi, e mi accorgo che sto cercando di incastrare cose ed evito di ascoltarmi. Poi mi chiedo: “cosa posso fare per stare meglio?” e mi vengono in mente immagini di me che ...creo, che gioco con i colori, che sono libera di fare ciò che sento, la voglia di cose semplici e normali come stirare e poter pensare in libertà.
Metto davanti a me un vasetto di fiori di acacia e di una pianta che mia mamma mi ha insegnato a chiamare “gli angioletti”. Li avevo rubati in queste sere passate, il loro profumo mi passa e ripassa sotto il naso e mi fa sentire nella mia casa a nord-ovest, nelle sere di primavera come queste.

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mar

09

dic

2014

I passi...

Via Apuleia.

Passo deciso ma quel lento che basta per sentire la terra sotto i piedi.

Aria appena fredda che taglia un po' il viso. Ero immersa nei pensieri e nell'incontro che stavo per fare.

La mia cara amica sta male, un male che l'accompagna da mesi, ora appena più forte, ed io sto andando da lei per condividere quel male e per condividere qualche abbraccio e qualche bacio.

All'angolo con via Sibari attraverso per andare dall'altro lato della strada, strisce e sempre lo stesso passo e sempre io e i miei pensieri.


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lun

24

nov

2014

Panta rei

Camminavo cercando di sentire il terreno sotto i miei piedi, ponendo attenzione ai miei passi. Fu immediata la sensazione di esserci, di essere lì tutta intera. Il mio corpo che portava a spasso la mia anima.

 

 

Via Arenula e poi Ponte Garibaldi, andavo verso il luogo nel quale avrei incontrato altre donne con le quali giocare con l'arte e raccontarsi.

 

Fui attratta, in una sorta di balcone panoramico sul fiume, dallo scorrere diverso delle sue acque.

 

Il Tevere a quell'altezza si divide in due ed abbraccia l'isola Tiberina, la quale forma come un enorme occhio, che resta al centro.

 

In un ramo le acque sono tumultuose per via di rapide costruite artificialmente e nell'altro scorrono placide, per riunirsi poi dopo l'isola in un nuovo fiume a quel punto placido e che continua il suo viaggio verso il mare. E mi sono detta che la natura (anche se un po' rimaneggiata dalla mano dell'uomo) offre sempre metafore esistenziali.

 

L'acqua, simbolo di materno e di femminile, ma anche simbolo di immersione nelle nostre parti più oscure e profonde è da una parte tumultuosa. Metaforicamente mi ha ricordato la nostra parte più irrequieta, che vuole uscire ed urlare, che vuole emergere, la nostra Ombra, per dirla come un grande Maestro del passato. Mentre l'altra è placida e tranquilla, come le nostre parti più pacificate e più luminose. Entrambe scorrono in noi, vivono in noi, danzano in noi, ed attraversano l'occhio della nostra coscienza per poi riunirsi, dopo, una volta pacificate, integrate, abbracciate, nel nostro Sè.

 

Viviana

 



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ven

25

lug

2014

Di vento e di mare...

 

Più a nord dopo Santa Cesarea, sulla costa adriatica del Salento, si incontra il faro di Capo d'Otranto, passato il quale si fa una curva che piega verso la baia dove sorge in lontananza Otranto.

 

Il mio sguardo, dopo la curva è catturato da un lembo di terra e pietre che si getta letteralmente nel mare. I colori che potevo vedere nitidamente erano 3: il giallo della brughiera secca e brulla, il grigio-nero delle pietre lavate dell'andirivieni dell'acqua, ed il blu digradante del mare.

In un attimo capii che era lì che volevo andare, era lì che volevo camminare. Non sapevamo come raggiungere quel pezzo di terra solitario e disabitato ma ci saremmo riusciti.

Proseguiamo sulla strada principale mentre tenevo d'occhio le strutture di due grandi capannoni che da lontano sembravano stalle, situati verso l'interno rispetto al lembo di terra, e che fungevano un pò da riferimento.

Indoviniamo la strada tenendo la destra. Un cartello sbiadito e scritto a mano, che vedo per caso all'ultimo prima di voltare nella sterrata, indica “Lago rosso”, proprio nella direzione nella quale saremmo dovuti andare noi per raggiungere “il posto”. Infiliamo la sterrata e ci fermiamo in prossimità di altre macchine parcheggiate un po' alla rinfusa e subito intuiamo che erano lì per lo stesso motivo nostro: vedere questo “lago rosso”. Scendiamo e sulla destra vediamo arrivare delle persone a piedi, così ci dirigiamo nella stessa direzione.

Intorno un territorio brullo, con sterpaglie secche ed il terreno stranamente rossiccio. Avevamo letto in un cartello prima di incamminarci che lì c'era una cava di bauxite ormai in disuso, e quindi intuiamo che quel rosso è la bauxite.

Quando arriviamo al posto del lago restiamo letteralmente senza parole. Non avevo mai visto in vita mia una cosa così, il contrasto di colori era totale e fortissimo!

Il terreno rosso sangue mi ricordava come la carne nuda, il sangue vivo che si buttano in quello specchio d'acqua verde scuro senza sporcarlo. Infatti più in basso la vegetazione ed il colore del lago fanno da contrasto. Sotto il verde intenso e intorno il rosso scuro.

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ven

06

giu

2014

"Super vestem meam miserunt sortem"

Ponte Sant'Angelo è uno dei luoghi che amo di più di questa città. Scontato forse, ma spesso le emozioni lo sono...o forse no.

 

Da qui si gode la vista di uno scorcio tra i più belli.

 

Ho avuto la fortuna di poter vedere quello che c'è in questa foto nelle ore più strane e con i climi più diversi, ed i miei occhi hanno fatto passare all'anima emozioni sempre diverse di fronte a questo immenso e meraviglioso panorama.

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ven

23

mag

2014

"Il Bacio"

Lo desideravo sin dal momento in cui vidi la foto de “Il bacio” ritratta in tantissimi manifesti qui a Roma. Spesso mi ritrovai incantata ad osservare la foto gigantesca che promuoveva la mostra, e mi dissi che non avrei potuto non andarla a vedere dal vivo per sentire l'emozione sconosciuta che mi avrebbe regalato.

 

Oggi 23 Maggio, 2 giorni prima della sua chiusura, decido di andare a prendermi quell'emozione e così seduta in una delle panche di un essenziale legno di pino poste al centro delle 3 sale scrivo:

 

 

“Sono alla Mostra di Auguste Rodin, seduta in una delle grandi panche di legno messe nelle sale della mostra.

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ven

30

ago

2013

Mi chiamo Stefanie...

Liberamente ispirato da una storia vera.

I luoghi ed alcuni dettagli non sono citati intenzionalmente.

 

Non so da quanti giorni non mi faccio una doccia, di certo so da quanti giorni dormo in un boschetto dietro alla stazione di questo paese: 7. Oggi mi hanno proposto di dormire in ostello, ho rifiutato, per adesso va bene così, approfitterò dell'ostello quando farà più freddo, per adesso posso stare lì. E' un posto nascosto e non mi sento in pericolo.

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mer

24

lug

2013

Cronache da una storia d'amore...

30 Maggio 2013

Ieri l'ho rivista dopo quasi 2 anni, è stato un colpo al cuore, non me l'aspettavo. Siamo usciti dall'incontro sindacale e siamo riusciti a divincolarci da tutti i colleghi. Un breve passaggio fino alla macchina ed un tenero e profondo bacio. Quello che mi resta di lei è il sapore sulle labbra, il profumo della pelle del suo viso, il ricordo delle mie mani che stringono la sua schiena ed il suo corpo contro il mio...

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lun

01

lug

2013

La raccomandata

Se penso a com'ero un paio di anni fa sento ancora della tenerezza. Mi alzavo al mattino presto verso le 6 e mezza, già stanca, mi vestivo, un caffè veloce e fuori alla fermata dell'autobus che mi avrebbe portato in centro per un altro giorno di lavoro in quell'ufficio maledetto che ormai non sopportavo più.

 

I giorni erano tutti uguali: lavoro, la sera qualche volta uscivo con amici, ritrovo al bar per poi andare in qualche locale a bere o ballare, ritorno a casa, dormire ed il giorno dopo di nuovo quel lavoro, quell'ufficio. Una vita perfetta per chi, a differenza di me, non ha un lavoro, con possibilità di svago e di stare con le persone. Ma di quello svago non sapevo più che farmene, tutti mi sembravano banali, sempre i soliti discorsi su storie d'amore fallimentari, rapporti difficili, lavoro difficile, insoddisfazione, le solite battute tra colleghi e le solite frecciatine invidiose, nessun orizzonte diverso dal solito di tutti i giorni.

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mar

25

giu

2013

Cara amica...

Cara amica,

ti sembrerà strano che io ti scriva una lettera, ma è il solo modo che adesso trovo per parlarti e non essere disturbata dal rumore delle parole dette con la voce. Buffo vero? Le parole dette, ti sei mai accorta che risuonano strane? a volte diverse da come le avresti pensate? No forse no, ci siamo abituati un po' tutti, vero? Comunichiamo ma spesso non ci diciamo quasi nulla se non rumori o frasi fatte dense di un, più o meno, malcelato disagio, paura, rabbia, angoscia, o invece pregne di gioia o serenità falsamente vere o veramente false, solo raramente autentiche...

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mer

19

giu

2013

Oggi è un altro giorno...declinazioni...

 

Oggi è un altro giorno di quelli nei quali sarà difficile arrivare a sera senza essere distrutta.

Un mutuo da pagare, ho perso il lavoro da un mese. Facevo la segretaria in una società, non un gran lavoro ma con lo stipendio almeno ci pagavo il mutuo e le altre varie cazzate. Paolo sta guadagnando meno, da quando c'è la crisi il suo negozio sta diventando sempre più un costo. Più due figli da mandare a scuola. Ieri è arrivata pure una multa di 200€ che ha preso lui non so bene dove.

Ho 43 anni, alla mia età sei troppo vecchia per trovare lavoro e sei troppo giovane per permetterti di non lavorare più...

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mar

11

giu

2013

La vita e i sogni

 

Sono le 8 del mattino, e mi sto alzando per un'altra giornata di funambolesche acrobazie tra la realtà e la voglia di fuga.

Carla è già uscita, lei esce presto il mattino, il suo lavoro la tiene impegnata tutto il giorno. Rientra stanca la sera verso le 6. Carla lavora in un centro di riabilitazione per persone con handicap o che hanno subito forti traumi, è una donna in gamba determinata e dolce allo stesso tempo. Ama il suo lavoro anche se non si sente ripagata economicamente per quel che fa, ma non molla perché crede che ogni passo in più che riesce a far fare ad una persona è un passo in più che fa fare a se stessa e addirittura all'intera umanità. Mi confidò questa conclusione alla quale era arrivata, qualche mese fa mentre parlavamo di me e di come avrei affrontato emotivamente il momento che sto vivendo, fu in quell'occasione che condivise questa sua consapevolezza.

Vivere con Carla è emozionante, allo stesso tempo difficile e sottilmente frustrante per me oggi.

Sono 2 mesi che l'azienda per cui lavoravo ha dichiarato il fallimento ed ha messo in mobilità tutti i dipendenti, operai ed impiegati...

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mer

15

mag

2013

...scusi, ma chi è un counselor?

Un tizio incontra un tale che dice di essere un “counselor”. Il tizio allora chiede al tale: “Scusi ma chi è un counselor?”.

Il tale che dice di essere un counselor gli risponde dicendo:...

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mar

30

apr

2013

Che lavoro fai?

 

Anita ha 4 anni, lo sguardo simpatico e sveglio, parla volentieri con me anche se ci conosciamo da poco tempo. Oggi è la prima volta che giochiamo un po' insieme nel parco di Colle Oppio. Ci siamo regalate dei fiori, è stata lei la prima, è corsa su per una riva del parco, ne ha preso uno ed è venuta da me: “Questo è per te”. Forse è la prima volta che un bambino mi regala un fiore.

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mer

24

apr

2013

L'invio

 

Con lui ero terribilmente incazzata, mi aveva tradito, mi aveva usata e poi sputata con si fa con il nocciolo di una ciliegia. Ricordavo i momenti bellissimi, nei quali si progettava, si sognava, ci si sosteneva a vicenda. Mi chiedeva ti tanto in tanto una mano per il suo lavoro, io gliela davo con slancio e affetto...

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"Scusi, da quanto lei non sorride?"

Da circa mezz'ora stava seduto davanti alla mia scrivania a parlare, nel centro di ascolto per stranieri dove faccio volontariato, ma non avevo ancora smesso di osservare il suo sguardo: rughe profondissime, pelle trascurata, occhi spenti e... tristi. In una mano teneva la stampella mentre l'altra era appoggiata alla scrivania.
I nostri due mondi si incontravano, io lasciavo entrare i suoi racconti tra l'allucinante, l'incomprensibile, l'incredibile ed il surreale e li lasciavo devastarmi, non potevo fare altro mentre il suo italiano incerto rendeva quel dialogo ancora più pesante da sopportare. Che potevo fare io? bella pulita e pettinata di fronte ad una vita così distrutta? Una vita così tanto messa a dura prova? Niente completamente niente, solo stare lì ad ascoltare ed accogliere a braccia aperte quel fiume di dolore, di una vita spesa sopravvivendo e non vivendo, di stenti e di fatiche, di rabbia all'eccesso che ha creato divisione ed esclusione.
Devastata da tanto dolore ma ancora intera e presente a lui, lo guardo negli occhi e gli chiedo la cosa più stupida che mi sia venuta in mente: “ Mi scusi ma lei da quanto tempo non sorride?” . Lui si ferma un attimo a riflettere, stupito della strana domanda e mi dice: “Cara signora, sa che non so neanche io? Forse ho dimenticato perfino come si fa a sorridere.”.
Rimasi gelata, e mi sentii come una nausea allo stomaco.
Ci fu silenzio, lasciai lo spazio di un silenzio. Ci guardammo fissi negli occhi, mi scappò un leggero sorriso, che lui mi ricambiò appena.
Parlammo ancora e cercai di aggrapparmi alle sole cose che mi aveva detto saper fare molto bene e lo spronai a cercare ancora in quella direzione, e mi parve funzionò. Ci misi così tanto affetto e cuore che penso gli sia arrivato.
Quando se ne andò, mi prese una mano e mi disse “Che Dio la benedica” e me la baciò. Io imbarazzata quasi mi ritrassi ed emozionai, paventando un sorriso di stupore e di affetto.

Forse potremmo ricordarci tutti questa frase: “Cara signora, sa che non so neanche io? Forse ho dimenticato come si fa a sorridere.” quando ci viene da lamentarci che l'autobus è in ritardo, che c'è la coda alla posta o il collega ci ha rotto le scatole o non è stato simpatico con noi...

 

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